Vulnerabilità vs Resilienza

Prevenzione, Sviluppo e Promozione della salute nella Terza Età

La resilienza attualmente sta assumendo una particolare rilevanza sociale sia per lo sviluppo di caratteristiche individuali, che per l’inserimento di attività ad-hoc nelle strutture socioassistenziali al fine del miglioramento della qualità della vita.
Per questo motivo riteniamo di opportuno e valido interesse l’argomento, nel contesto della Terza Età.

Gli studi sulla Resilienza hanno una lunga storia che inizia nella metà del 20° secolo, con ricerche in vari ambiti, diverse popolazioni e patologie. A tutt’oggi, in ambito internazionale, la Resilienza è al centro di interesse scientifico e clinico, considerata una caratteristica ordinaria presente negli esseri umani, nelle famiglie e nelle comunità. Infatti osserviamo comunemente comportamenti resilienti nelle famiglie per superare conflitti, favorire relazioni affettive positive e raggiungere obiettivi condivisi, nelle comunità per sviluppare risorse in modo da promuovere una convivenza pacifica e collaborativa, nell’individuo per migliorare la propria salute mentale ed emozionale e per risolvere situazioni difficili nella vita quotidiana. Tutti questi comportamenti tendono al raggiungimento di un certo grado di benessere. Questo non significa che una persona non sperimenti difficoltà, emozioni di dolore e tristezza di fronte a situazioni traumatiche e drammatiche, o che una famiglia o una comunità non debbano fronteggiare emergenze per lutti, avversità e catastrofi, ma significa piuttosto che trovano risorse personali ed ambientali per affrontare al meglio le situazioni.

Definizioni di Resilienza

Le definizioni proposte dagli studiosi sono molteplici in quanto si riferiscono a differenti presupposti teorici e sono diversificate in relazione alle aree indagate ed agli obiettivi. Dalle ricerche emerge che la Resilienza implica caratteristiche fenomenologiche, processuali, presentando esperienze e risposte più o meno adattive. Tali risposte non sono un’acquisizione permanente ma variabili nello stesso individuo, nella famiglia, nella comunità in quanto nuove vulnerabilità e risorse emergono con cambiamenti delle circostanze di vita.
La Resilienza non viene considerata, quindi, come un tratto stabile che le persone hanno o non hanno. Nel costrutto di resilienza sono presenti comportamenti, pensieri, emozioni, valutazioni, interessi ed atteggiamenti che possono essere appresi e sviluppati da ciascuno. Nello studiare questo argomento, ed ai fini di pianificare interventi efficaci, va tenuto presente che ciascun essere umano dà un suo significato al comportamento resiliente in base ai suoi interessi e valutazioni insieme ai valori e principi veicolati dalla cultura e dal gruppo di riferimento. La resilienza psicologica è caratterizzata dalla capacità di riprendersi da esperienze emozionali negative e da un adattamento flessibile alle richieste i cambiamento nel caso di esperienze stressanti (J. Block & Kremen, 1996). Inoltre individui resilienti hanno un approccio alla vita ottimistico, entusiastico e vitale e sono caratterizzati da una elevata emozionalità positiva (J. Block & Kremen, 1996) che viene da loro coltivata anche con l’uso dello humour (Werner & Smith, 1992), di tecniche di rilassamento e del pensiero positivo (Kumpfer, 1999).
Generalmente il costrutto di Resilienza è definito come un modo di funzionamento indicativo di un adattamento positivo in un contesto di rischio o avversità significativi. Tale nozione include due condizioni fondamentali: (a) l’esposizione a rischi rilevanti e (b) l’evidenza di un adattamento positivo, migliore di quanto si potrebbe aspettare, nonostante seri pericoli (Ong, Bergeman, & Boker, 2009). In genere, la resilienza viene considerata un processo dinamico di adattarsi con successo a situazioni di vita stressanti nonostante esperienze di avversità e traumi significativi. Questo approccio accentua l’importanza delle risorse o dei punti di forza di un individuo e delle capacità di auto-riparazione e di sopravvivenza, come resistenza (hardiness) della personalità e resilienza dell’io.

Il Prof. M. Ungar (2008), della Dalhousie University (Canada), propone, in accordo ad un approccio costruttivista post-moderno, di considerare la Resilienza sotto due aspetti 1) – la capacità dell’individuo di navigare per l’acquisizione di risorse benefiche per la sua salute ed una condizione della famiglia, della comunità e della cultura di fornire tali risorse nei modi culturalmente significativi; 2) – la negoziazione di risorse che sostengono e promuovono la salute, in un contesto socio-culturale. Per cui la resilienza è un concetto allargato e complesso che include l’individuo, coi suoi significati, come sistema bio-psico-sociale, congiuntamente con i fattori comunitari e culturali.