Il metodo Validation: Presentazione del questionario

Il metodo Validation
Il metodo Validation

Il metodo Validation: Presentazione del questionario.

L’acquisizione del metodo Validation presuppone un’apposita formazione; validare è un lavoro impegnativo che richiede la capacità dell’operatore di riconoscere, rispettare e relazionarsi con quella che è diventata la realtà di un’altra persona. La base per apprendere il metodo Validation è l’attitudine con cui ci si approccia all’altro.

Nella nostra struttura non abbiamo operatori formati nel suddetto metodo, quindi, con il gruppo di lavoro abbiamo pensato di costruire un questionario al fine di sondare:

  • La propensione che i dipendenti della Quiete hanno verso l’acquisizione di nuovi strumenti utili a migliorare la relazione con il pz. demente;
  • Come gli operatori si approcciano tendenzialmente con i pazienti in alcune situazioni.
    Il metodo Validation
    Il metodo Validation

Questionario

Qualifica:

Medico – Infermiere – Fisioterapista – O.S.S. – Educatore

Pensi che conoscere la storia del paziente sia utile al tuo lavoro? Perché?

Che cos’è per te la comunicazione empatica con il paziente demente?

Quali sono le emozioni che provi nella relazione con lui?

Trovi che il tuo modo di relazionarti sia sempre efficace?

Se hai difficoltà nella gestione del paziente chiedi aiuto? A chi?

Pensi che l’anziano demente possa provare emozioni e sia in grado di esprimerle?

Credi che il tempo che dedichi al paziente sia sufficiente?

Quando l’anziano vive un momento di confusione temporale come ti comporti?

Come reagisci quando l’anziano vive nella convinzione di essere nel passato?

I movimenti e i suoni ripetitivi del demente, secondo te, esprimono un bisogno o sono una manifestazione della patologia?

Quando sei con un anziano demente “chiuso nel suo mondo”, pensi sia possibile creare una relazione? Se si come?

Il metodo Validation è uno strumento che facilita la relazione con l’anziano disorientato. Senti l’esigenza di acquisire nuove tecniche di comunicazione efficaci per relazionarti con il paziente demente?

OSSERVAZIONI:

Si è osservata un’omogeneità nelle risposte date a prescindere dal ruolo lavorativo.

Il 100% degli operatori ritiene che è importante conoscere la storia del paziente perché questo permette di instaurare una relazione migliore.

Il 77,3% ha risposto che la comunicazione empatica permette di comprendere il mondo interiore del pz. e i suoi bisogni.

Il 63,6% ha affermato che il proprio modo di relazionarsi con il pz. disorientato non è sempre efficace.

Le emozioni che si provano sono di gioia, tenerezza e frustrazione.

Il 95,4% chiede aiuto alle figure professionali presenti e idonee nella gestione del paziente.

Il 77,3% ritiene che la relazione con il paziente che vive nello stato vegetativo sia possibile attraverso l’utilizzo della stimolazione sensoriale.

In generale, è emersa la tendenza da parte degli operatori di percepire il pz. demente come una persona capace di relazionarsi e di esprimere le proprie emozioni al di là delle difficoltà che si possono presentare con la patologia. E’ da qui che nasce l’esigenza, così come è emerso dal questionario, di acquisire metodi utili a migliorare la relazione e il benessere del paziente.

Dalle risposte date al questionario si sono evidenziate alcune criticità:

La prima si è evidenziata nelle domande in cui veniva chiesto come ci si comporta quando l’anziano vive un momento di disorientamento temporale. La maggior parte degli operatori ha risposto affermando che in queste situazioni sia importante riportare il paziente alla realtà e solo una piccolissima percentuale pensa che in queste situazioni bisogna assecondare e comprendere il bisogno che il paziente ha in quel momento al di là dei contenuti.

La seconda riguarda l’aspetto emozionale. Il 95,4% degli operatori crede che l’anziano demente provi emozioni. Però mentre una parte di essi pensa che tali emozioni possano essere espresse attraverso la comunicazione non verbale e quindi, deve essere l’operatore capace di comprendere e leggere tali segnali, al fine di soddisfarei i bisogni del paziente. Un altro gruppo di operatori crede che, nonostante i pazienti dementi siano capaci di provare emozioni, questi a causa della patologia non siano in grado di esprimere tali emozioni e che questo fattore possa limitare la relazione.

Da qui emerge l’importanza del punto di vista dell’osservatore e di come le proprie emozioni e le proprie conoscenze influenzano il modo di percepire l’altro e quindi la relazione con l’altro.