La Narrazione

Secondo Susan Sontag, nasciamo tutti con una doppia cittadinanza: una per il regno dello star bene e una per il regno dello star male.

Si vorrebbe sempre utilizzare il primo passaporto, ma arriva il momento in cui siamo costretti a riconoscerci cittadini di quell’altro paese. Professionisti della cura e persone malate appartengono quindi a due regni diversi, divisi da una frontiera: com’è possibile instaurare una relazione? Quali strumenti possono permettere il dialogo, quali competenze possono affiancarsi a quelle tecniche?

Il nostro intervento si focalizza sull’”arte della narrazione”: presenteremo la medicina narrativa e gli strumenti che offre per migliorare il dialogo medico/paziente. La nostra ipotesi è che sia efficacemente applicabile nell’ambito della relazione con le persone con demenza e porteremo l’esempio del lavoro svolto nell’atelier “narrazione” del convegno Dal comunicare al relazionarsi con il demente: le arti a confronto.

Definita dalla sua « fondatrice », Rita Charon, come “cugina clinica della corrente ‘letteratura e malattia’, cugina letteraria della ‘cura centrata sulla persona”, la medicina narrativa si propone di portare quello che manca alla medicina di oggi – in umiltà, in responsabilità, in empatia, in individualizzazione – tramite un intenso allenamento narrativo.

La Narrazione
Narrative Medicine di Rita Charon

Charon ipotizza che gli strumenti di analisi letteraria possano fecondamente essere applicati nel contesto del dialogo medico/paziente. Per farlo, propone una “triade” applicabile alla relazione di cura, una triade fatta da attenzione, rappresentazione ed affiliazione.

In primis, si tratta di “ascoltare attentamente”, analizzando alcuni elementi: il contesto in cui avviene la narrazione, l’intrigo, le metafore utilizzate, ma anche il “desiderio” del narratore, il senso che vuole dare alla sua storia… questo processo è un valido supporto nell’analisi letteraria come in ambito medico: permette di accogliere la storia del narratore, che sia l’autore di un romanzo o un paziente.

Il secondo elemento della triade, la rappresentazione, ha a che vedere con la ricezione che è fatta di una storia. Ancora una volta, che si tratti della lettura di un romanzo o dell’ascolto di un paziente, la narrazione dello scrittore o del paziente è elaborata da ognuno, da ogni lettore o da ogni ascoltatore, in modo diverso, secondo le sue percezioni e le sue rappresentazioni: narratore ed ascoltatore partecipano quindi attivamente alla creazione dello scambio.

L’atelier di narrazione è stata un’occasione per creare uno spazio privilegiato di espressione per le persone con demenza, concretizzatosi nella realizzazione di interviste videoregistrate, condotte da una persona terza.

L’ascolto attento e la rappresentazione del personale curante hanno avuto modo di esercitarsi nell’operazione di visione, analisi e sintesi di queste video-interviste, dalla decisione di mostrare alle persone con demenza una parte di questo lavoro e di filmare la loro reazione alla scelta dei passaggi fondamentali e al montaggio del video finale, video poi mostrato e commentato durante il convegno.

L’obiettivo del lavoro svolto, in accordo con quello prefissatosi dalla medicina narrativa, è stato di mettere la narrazione del paziente e il suo ascolto attento al centro della relazione di cura; questo processo permette di arrivare al terzo elemento descritto da Charon, l’affiliazione di professionisti e persone con demenza, non più concepiti singolarmente, ma come una diade di cura.

La restituzione e la discussione del lavoro svolto hanno inoltre dato modo di sviluppare una riflessione con i professionisti sulla loro pratica, una riflessione che ha permesso di sottolineare la necessità di un approccio olistico, in cui l’attenzione alla patologia – e l’aspetto terapeutico – è complementare a una dimensione più ampia, all’attenzione alla persona: un approccio che permette il passaggio dalla presa in carico del paziente alla cura della persona.