VII° Convegno regionale ANASTE Calabria: Dal comunicare al relazionarsi al demente: Le Arti a confronto

relazionarsi al demente le arti a confronto 1
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Il VII° Convegno regionale ANASTE Calabria “ Dal Comunicare al Relazionarsi al demente: le Arti a confronto” si è rivelato una straordinaria esperienza , innovativa sotto l’aspetto metodologico  ed eccezionale dal punto di vista formativo.

Durante il VII° convengo regionale Anaste Calabria non si è parlato di Demenza in termini di malattia del cervello, non si è parlato di assistenza al demente entro i limiti delle singole professioni e dell’organizzazione dei servizi, ma si è parlato di relazione, di comunicazione e  delle necessità di riconoscere il bisogno di identità dei nostri pazienti.

Il convegno è stato pensato e realizzato come atto conclusivo di un percorso iniziato nel mese di aprile, quando sono stati individuati, all’interno di alcune strutture residenziali ANASTE Calabria, sette gruppi di lavoro multidisciplinare per lo studio di un Arte del comunicare e del relazionarsi al demente.

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Ciascun gruppo di lavoro è stato mirabilmente affiancato dall’esperto dell’Arte prescelta: i sette esperti, per oltre un mese, hanno donato la loro preziosa disponibilità, la loro professionalità, la passione del loro sentire ai professionisti delle equipe residenziali, consentendo loro  non solo di  acquisire  le nozioni e i principi fondamentali di una nuovo “Agire” nella e per la demenza, ma anche di verificare  e affrontare blocchi emotivi,  inibizioni, paure e anche pregiudizi, per acquisire nuove qualificazioni  e nuove abilità del Care.

Il Conversazionalismo, il metodo Validation, lo ShatsuHay, il metodo TECI, Il Sentemente, la Musicoterapia e la Narrazione sono espressione di un linguaggio universale capace di cogliere segni e gesti che rappresentano ed esprimono l’essenza del paziente affetto da demenza.

 L’Arte si esprime con ogni forma,  cambia nel corso del tempo, segue l’evoluzione dell’Uomo e delle sue percezioni.

 Ciascuno di noi, professionista della cura, è chiamato a tracciare lo stesso percorso dell’artista, in modi diversi,  per differenza culturale e per campo di applicazione, ma orientati verso lo stesso fine: coniugare l’aspetto tecnico e materiale con quello spirituale che trascende la fisicità.

  Michelangelo diceva che “Ogni blocco di pietra o di ghiaccio ha una statua dentro di sé ed è compito dell’artista rivelarla”.

  Molti dei nostri pazienti affetti da demenza, soprattutto nelle fasi più avanzate di malattia, possono presentarsi come un blocco di ghiaccio, impenetrabili, un pezzo unico e freddo, con poche  se non nulle possibilità di modellizzazione prima della loro  “fusione”.

 Comunicare e  relazionarsi  con il demente per certi versi è come scolpire una statua: innanzi tutto bisogna eliminare  tutto ciò che impedisce alla statua di venire alla luce e di manifestarsi.

 Spesso la confusione, l’agitazione, il wandering, l’aggressività rappresentano quell’illusione, quell’inganno che ostacolano la percezione della vera Essenza, di quella infinita potenzialità di Espressione che rimane viva anche nelle fasi più avanzate di malattia.

 Christine Bryden afferma che “… il demente compie un viaggio importante dalla Conoscenza allo Spirito, passando attraverso l’Emozione”.

 Ebbene le emozioni, il sentire, il volere dei nostri pazienti possono essere sepolti sotto una coltre più o meno spessa di apparenza e  a noi spetta il compito di liberarli.

L’artista di fronte al suo blocco di materia, deve sviluppare le giuste capacità tecniche, impostare la direzione, avere in mente la visione e puntare diretto all’emozione…. al cuore,  Solo così  riuscirà a produrre qualcosa di Valore.

Ogni artista procede in una ricerca interiore, in un certo senso, un cammino spirituale … e così anche il professionista della cura, si avvale di competenze specifiche, sviluppa un progetto, un piano di assistenza per ciascun paziente ma deve avere la giusta Visione: può accontentarsi  e magari arenarsi di fronte alle difficoltà del comunicare, oppure… può puntare al Capolavoro…sta a ciascuno di noi focalizzarsi sulle immense potenzialità… piuttosto che sui limiti del nostro lavoro! Quando gli interventi curativi soprattutto quelli farmacologici non sono più sufficientemente efficaci e risolutivi, le capacità umane e personali acquistano un ruolo centrale e determinante nel ricercare il benessere e promuovere la qualità di vita del demente.

La capacità di ascoltare, osservare, sentire, toccare, comunicare, assumersi la responsabilità emotiva del relazionarsi con il demente,  significa sviluppare una coscienza metodologica superiore  e portare il campo della propria professionalità al di là delle specifiche competenze tecniche.

L’estensione ad una visione immaginativa della demenza, al di là della diagnosi e delle cause di malattia, richiede a tutti i professionisti della cura di contribuire all’acquisizione e alla diffusione di un modello assistenziale che, che non esclude affatto l’approccio scientifico, anzi  lo incorpora in una visone più ampia, per abbracciare tutte le dimensioni dell’essere umano.

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Nuovi orizzonti terapeutici e assistenziali si aprono a chi è pronto ad acquisire quell’ “Arte” che pur nelle sue molteplici epifanie, riconosce un’ unica Origine, quella dell’IO Spirituale.

Il Conversazionalismo, il metodo Validation, lo Shatsuhay, il metodo TECI, Il Sentemente, la Musicoterapia e la Narrazione, sono tutte epifanie di questo Io spirituale.

Sondare universi nuovi non è mai semplice, richiede coraggio, libertà di pensiero, sforzo fisico e mentale, bisogna lasciarsi guidare dall’intenzione sincera e dalla forza della ricerca che, nei tempi e nei modi, è sempre capace di esplorare tutte le meravigliose dimensioni dell’altrui e del proprio essere Uomo.

C’è un’altra Arte che ciascuno di noi deve acquisire ed esercitare ed è l’Ars Regia, l’Arte di realizzare se stessi, la propria unicità, i propri talenti, l’essere Liberi e Padroni del Sè.

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 Ciascuno di noi ha un altro blocco di materia da scolpire, che è la propria Vita.

 In ogni momento abbiamo una infinità di variabili tra cui scegliere per produrre qualcosa che abbia un Valore, possiamo scegliere  se focalizzarsi sulle nostre enormi potenzialità… oppure sui nostri limiti.

Possiamo scegliere di fare o di non fare, di rischiare o di accontentarci.

Possiamo scegliere di non sbagliare, di non vedere e non trovare oppure, come nel caso dello scultore, possiamo scegliere di individuare il nostro Sé  e di liberare ciò che Già siamo.

 Bisogna avere il coraggio delle proprie idee al di là di ogni inganno e di ogni illusione per perseguire grandi obiettivi.

 “This is the Time for Action”, questo è il Tempo per l’Azione, questo è il Tempo della Manifestazione!  Forse siamo chiamati a sovvertire un Ordine, uscire da schemi precostituiti, creare il Caos per ricostruire un nuovo Ordine, bisogna  Osare per Testimoniare, d’altronde non c’è Santità senza Eresia!!!!!!!!

Alba Malara
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Presidente Società Italiana di Gerontologia e Geriatria Calabria Responsabile Scientifico ANASTE Responsabile Scientifico E.C.H.O.