LA MUSICOTERAPIA COME APPROCCIO RELAZIONALE NELLA DEMENZA

LA MUSICOTERAPIA COME APPROCCIO RELAZIONALE NELLA DEMENZA
LA MUSICOTERAPIA COME APPROCCIO RELAZIONALE NELLA DEMENZA

Negli ultimi anni abbiamo assistito al consolidamento di nuovi approcci di tipo non farmacologico per la gestione dei disturbi del comportamento e per favorire il graduale miglioramento delle relazioni nel paziente con demenza.

Nelle residenze per anziani si stanno utilizzando nuovi interventi terapeutici, tra i quali la Musicoterapia (MT).
Tale metodo rimanda a una pratica terapeutica e riabilitativa, effettuata attraverso il canale sensoriale- sonoro-musicale, il quale facilita il processo di espressione e regolazione delle emozioni durante l’interazione tra la persona con demenza e il musicoterapeuta. In genere, la musicoterapia riabilitativa si pone obiettivi che riguardano l’area cognitiva, come l’attenzione, la percezione e la memoria.
Con attività musicali di ascolto e canto emergono ricordi significativi, e, considerando una visione olistica dell’essere umano, gli obiettivi e le esperienze di MT vanno inclusi in un piano di intervento multidisciplinare per raggiungere dei risultati più efficaci e duraturi.
Non sempre durante i trattamenti vengono modificate completamente emozioni negative (ansia, rabbia, depressione) e la valutazione negativa che le persone hanno di sé e degli altri, ma è, comunque, piuttosto chiaro che la musicoterapia sviluppa l’intelligenza emotiva che, a sua volta, aiuta a mantenere le relazioni affettive, la comunicazione ed a migliorare la motivazione a partecipare in soggetti con demenza.
Le musiche che sollecitano la partecipazione sono musiche di ogni genere che piacciono alla persona ed importanti per la sua vita.
MATERIALI E METODI:
E’ stato condotto un lavoro basato sull’osservazione di un gruppo di quattro pazienti affetti da demenza di grado moderato-grave, ospiti della casa protetta “Villa Azzurra”, svolto nel mese di maggio 2017. Ogni paziente (singolarmente) è stato sottoposto a sedute giornaliere, ovvero incontri (undici), con una cadenza bisettimanale, della durata di circa 25 minuti. L’obiettivo del lavoro è stato quello di esaminare le reazioni di questo gruppo di pazienti, principalmente, risposte specifiche mediante una scala di osservazione.
Le attività hanno riguardato “ascoltare” e “cantare” vecchie – 19canzoni associate ad eventi personali positivi con l’obiettivo di sostenere l’immagine di sé positiva. Il repertorio ha incluso le canzoni e i brani preferiti (canzoni popolari) dei partecipanti che ci sono stati riferiti dai familiari e che erano legati al vissuto dei pazienti. Si è trattato di brani importanti per la loro vita. Il metodo, oltre l’osservazione e la codifica delle risposte per le attività con la musica, ha messa a confronto due approcci riabilitativi: la musicoterapia e la terapia occupazionale. Attraverso una scala di punteggio attività/abilità da uno a sette punti è stato misurato il grado di partecipazione di ogni paziente alle attività proposte. Il punteggio 1 indica la totale dipendenza, ovvero l’incapacità del paziente di eseguire l’attività, e il punteggio 7 che indica la totale indipendenza, ovvero la precisione del paziente di eseguire l’attività. I punteggi intermedi descrivono i vari livelli di performance ottenuti.
RISULTATI: Per ogni paziente è stata effettuata la media dei punteggi ottenuti alla scala usata, in riferimento alle sedute, per ogni attività svolta (ascolto, canto e terapia occupazionale). Le medie dei punteggi riferite alle attività di ascolto e canto sono nettamente superiori a quelle derivate dalla terapia occupazionale (vedi grafico), per tutti i pazienti testati. Di seguito viene fornita una descrizione più dettagliata dei pazienti partecipanti.
P.M. paziente con declino cognitivo e sindrome ansioso-depressiva, presenta deficit cognitivo grave (MMSE=10) e S.E. Demenza senile, disturbi della memoria e del comportamento, con deficit cognitivo moderato (MMSE=13,7), sono i pazienti che hanno mostrato maggior interesse e motivazione alla partecipazione dell’attività di ascolto e canto, ottenendo i punteggi più alti alla scala considerata. I pazienti M.G. Malattia di Alzheimer, declino cognitivo e tono dell’umore depresso con deficit cognitivo grave (MMSE=9,3) e C.C. con esiti di ischemia cerebrale, ipertensione arteriosa e accentuato stato depressivo,con deficit cognitivo moderato (MMSE=11,7), hanno ottenuto punteggi meno elevati nell’esecuzione della performance eseguendo solo parte dell’attività.

LA MUSICOTERAPIA COME APPROCCIO RELAZIONALE NELLA DEMENZA
LA MUSICOTERAPIA COME APPROCCIO RELAZIONALE NELLA DEMENZA

Dal grafico si può evincere come la motivazione e la partecipazione alle attività di ascolto e canto abbiano ricevuto un punteggio più elevato rispetto a quello ottenuto dalla terapia occupazionale.
Lo svolgimento di questo breve percorso ha determinato un effetto positivo su tutti i pazienti trattati. Di seguito verranno riportate alcune testimonianze riguardo gli effetti generati nei pazienti sottoposti alle sedute svolte.
Illustrazioni: P.M. uomo, di anni 77, durante le sedute manifesta pianto, urla e gioia (stato di euforia eccitazione) all’ascolto de La donna cannone: “La cantavo sempre quando suonavo col mio complesso insieme a mio fratello a Roma”. (Esegue il gesto di suonare la chitarra e il pianoforte).
S.E. nata a Benevento di anni 84, rievoca il periodo della sua giovinezza e spesso immagina di essere con il marito Franco, scomparso ormai da anni: “Questa musica mi fa essere felice, vivace e calda, mi ricordo di quando ero giovane con gli amici ad Ischia”.
M.G. donna, di anni 73 con la sul mano sul cuore: “Questa canzone mi ricorda tante cose belle, soprattutto il mio fidanzato Angelo”.
C.C. donna, di anni 75: canta il ritornello di Montagne verdi “Mi piace molto, mi ricorda l’infanzia di mia figlia”. (Sorride spesso).
CONCLUSIONI: La musica ci muove emotivamente, ci sostiene nelle nostre azioni quotidiane, costituisce un potente mezzo di rassicurazione, risveglia le abitudini e i ricordi più lontani. L’ascolto della musica coinvolge gli stati affettivi, e dimostra come le emozioni siano ancora attive, anche durante il processo degenerativo dovuto alla demenza.

Anna Propati
About Anna Propati 1 Article
Psicologo - Casa Protetta "Villa Azzurra" di Roseto Capo Spulico